La teoria di Elliott
Il modello base di Elliott è rappresentato qui sopra in figura, la caratterizzazione interna delle onde (soprattutto le correttive)
implica vari altri pattern (triangoli, flat, etc.) ma non voglio qui fare un manuale della teoria bensì soffermarmi su ciò che ritengo
sia basilare per l'approccio ad essa. La teoria delle onde è una teoria basata sulla psicologia degli operatori e su questo occorre
riflettere. Onda 1 è il primo impulso del trend nascente, pochi accorti investitori hanno capito l'inversione e comprano. Onda 2 è creata
da tutti coloro che vedono in onda 1 un ritracciamento del trend ribassista, che succede quando avviene il break del massimo di onda 1?
Semplicemente, il mercato si accorge del nuovo trend, entrano un sacco di traders al rialzo e contemporaneamente i ribassisti coprono velocemente
le posizioni short magari facendo reverse. Tutto ciò provoca onda 3 che è sempre la più vigorosa del ciclo. Onda 4 è una semplice pausa, alcuni
la sfruttano per monetizzare un pò, altri per incrementare leggermente le posizioni ed altri ancora (i ritardatari) per salire sul trend.
Onda 5 è l'espressione del finale, chi è entrato con onda 1 monetizza, nessuno di essi compra più perchè i prezzi sono troppo alti, li unici che
comprano sono coloro che credono ai "trend infiniti" e saranno coloro che rimarranno impantanati nell'inversione. Tutto qua. Ora il problema è fino
a quale orizzonte temporale il comportamento degli investitori genera un mercato "Elliottiano"? Di sicuro nel brevissimo termine i traders prendono decisioni
in fretta e tutto ciò comporta una forte componente emotiva, ma sul lungo è sempre vero? Ormai sappiamo che i lunghi trend sono espressione oltre che di
fondamentali economici anche di "costruzione ad hoc" delle varie istituzioni finanziarie ed allora la componente emotiva non è più la maggiore. Per questo
nel lungo termine la teoria di Elliott vacilla, come correlare emotivamente un onda del 1940 con una del 2000?!? Lo studio di conteggi di lungo termine
spesso è figlio della necessità insita nell'investitore ovvero "prevedere il futuro", cosa assolutamente impossibile. Inoltre l'avere svariati conteggi di
grado superiore a quello di breve termine conduce al tentativo di "modellare" questi ultimi sulla base delle nostre "previsioni di lungo" e dunque si perdono
lucidità ed oggettività in ciò che un grafico di breve ci mostra, per inciso Elliot stesso costruì la teoria sulla base di grafici orari.
Poi si ritorna al ragionamento fatto sull'editoriale, quando dobbiamo incastrare tra loro 4 o 5 gradi di conteggi abbiamo a che fare con un qualcosa di molto
complicato ed allora forse la cosa migliore è ricordarsi della regola del KISS (Keep It Simple Stupid!!). Distaccarsi dunque dal trend di lungo? Certamente no,
perchè è il più importante ed è di aiuto per formulare i conteggi di medio termine ma dato che un buon Elliottiano ha sempre davanti
delle alternative è chiaro che aspettando la conferma del conteggio di lungo in realtà si perdono solo occasioni perchè a quel
punto il mercato è già da un pezzo partito per la sua strada. Occorre allora usare i gradi superiori quali "mappe" possibili per
gli sviluppi futuri ma concentrarsi sul breve/brevissimo termine per entrare col timing giusto, in fondo una volta riusciti a
portarsi in "pari" con lo stop loss (e seguendo poi in trailing) l'unica cosa da fare è gestire il trade e verificare strada facendo
i gradi più alti dei conteggi. D'altronde qualsiasi strumento si usi (medie mobili etc.) è chiaro che i trend di lungo termine
sono gli ultimi ad essere "certificati" ed Elliott in quanto tale non è da meno, a meno che l'analista non corra il rischio di "credere"
in un solo conteggio ma ciò equivale ad attribuire poteri previsionali alla teoria che in realtà non ha e che nemmeno Ralph Nelson
Elliott voleva attribuirgli, essa è un modello probabilistico del mercato (assunto il fatto che le probabilità, per non cadere nella
faciloneria della certezza, necessitano di essere ripartite fra varie possibilità) e non un approccio "miracolistico".