Editoriale
Questo è un sito di studio e ricerca. L'argomento in questione è l'utilizzo profittevole o semplicemente la validità dell'approccio Elliottiano dei mercati finanziari.
I mercati finanziari sono arene difficilmente modellizzabili, di sicuro una serie di prezzi non è assimilabile ad un qualcosa che assomigli matematicamente alla linearità.
E' per questo motivo che per quanto ci si possa sforzare nessuno riuscirà mai a formulare l'oscillatore perfetto, nessuna analisi statistica potrà mai dire con certezza cosa succederà di lì a breve e non solo perchè ciò non è nemmeno nei "numeri" della disciplina matematica stessa ma soprattutto perchè in ogni momento noi elaboriamo e caratterizziamo ciò che abbiamo davanti (il mercato) sulla base di dati passati che non sono l'intero universo dei campioni, sono solo un frammento. Anche partendo dalla prima contrattazione fino ad oggi, quello che manca (il futuro), è una quantità a cui non possiamo dare un peso: per quanto tempo ancora l'uomo si diletterà nelle borse? Per un secolo, per un millennio? Capite allora che anche avendo sotto mano i dati del DowJones dal 1900 in realtà non avremo mai un universo statistico e da ciò ne conseguirà sempre non un analisi descrittiva completa di un fenomeno bensì una stima. Chiunque abbia anche solo di striscio avuto a che fare con la teoria della stima sa la difficoltà nello stabilire non già la stima stessa di un aspetto di un processo quanto il margine di errore da attribuire ai risultati. E' tutto qui il semplice buon senso che basta per scartare a priori tutta quella letteratura (propaganda?) che grida la scoperta di un metodo "magico", magari anche matematicamente complicato, andando inoltre contro ad un altro buon senso che i fisici conosco bene ovvero a parità di risultati si sceglie sempre la formula più semplice (pensate un pò alla famosa E=mc^2 di Einstein...è una banale equazione) un'altro modo per dire che quando ci si addentra in modelli con troppe variabili il risultato più probabile sarà una incapacità di "domare" il modello stesso ed un completo distacco dalla realtà che in fondo a volte è terribilmente ovvia. Anche la teoria di Elliot non è da meno, non è assolutamente la verità assoluta del mercato, però ha un pregio: il modello è semplice, apre si scenari fioriti di complicatissimi conteggi, ma forse proprio questo può essere un buon campanello di allarme ovvero, quando la cosa si fa complicata forse è perchè ci stiamo allontanando dalla realtà (e allora Elliot non riesce a descriverla) e dunque si può ragionevolmente pensare di attendere e di non cadere nell'insidia più grossa di un trader, l'over-trading.
Sembra che sia impossibile trovare due elliottiani concordi su un conteggio e forse proprio questo esprime meglio di ogni altra cosa il fatto che alla fine non è tanto il mezzo a "promuovere" l'analista quanto l'analista stesso inteso come fattore umano.
Più che ottime teorie finanziarie esistono ottimi trader che con il loro patrimonio umano rendono profittevole una metodologia e su questo palco ciò che mi propongo di fare non è insegnare o decantare "imprese" a chiunque sia, non mettere in gioco Elliot bensì me stesso che lo applica, sono io a trarre maggior beneficio dal sito in quanto esso diventa fedele registrazione del mio modus operandi (e nel quale mai pubblicherò a cose accadute ma sempre prima) e dunque rende tangibile e vera la critica a posteriori, troppo facile infatti (e spesso inconsciamente non ce ne rendiamo conto ma lo facciamo davvero) essere bravi analisti a cose fatte, un diario di bordo invece inchioda ognuno di noi ai propri limiti ed ognuno di noi al tentativo del superamento degli stessi in una dimensione (la nostra) dove la vera sfida non è contro nessuno ma contro noi stessi.